+39 392.2804355
13 Maggio 2010
/

H2Oro – L’acqua, un diritto dell’umanità

H2Oro – L’acqua, un diritto dell’umanità
Da un progetto di Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco nasce questo spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L’acqua non deve diventare “l’oro blu” del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato “l’oro nero” del secolo XX. L’acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell’umanità. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell’acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell’acqua, delle guerre dell’acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell’acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e invertire l’indirizzo di mercificazione e privatizzazione. Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

Spettacolo premiato nel 2006 con una targa d’argento dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Realizzato con il Patrocinio del “Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua” e del “Centro Nuovo Modello di Sviluppo” di Vecchiano, ha ricevuto in seguito il Patrocinio del Ministero delle Politiche agricole e forestali, del Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, della Presidenza della Regione Lombardia e della Provincia di Lodi.

 

 

Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi

Interprete: Fabrizio De Giovanni

Regia: Emiliano Viscardi

Musiche originali: Augusto Ripari

Allestimenti tecnici e scenografici: Maria Chiara Di Marco

Datore Luci e macchinista: Eliel Ferreira

Assistente alla regia: Aldo Bianchi

Light designer: Giorgio Romano

Contributi video: Dario Barezzi

Operatore video: Sergio Cavandoli

Post-produzione video: Franco Valtellina

Testo: Ercole Ongaro e Fabrizio De Giovanni

Segreteria: Federica Di Marco

Con la partecipazione di:Roberto Carusi che ha prestato la voce per i video.


GOLIA E’ NUDO

“H2Oro – l’acqua, un diritto dell’umanità” è una produzione dell’Associazione Culturale e Teatrale ITINERARIA in forma di teatro-documento. Essa si pone in quel filone di testimonianze civili, portate attraverso il teatro, che questa Associazione propone – da oltre dieci anni – ai suoi soci e a un pubblico, indistintamente, di cittadini, studenti, frequentatori di biblioteche e organizzazioni di volontariato. Fabrizio De Giovanni è l’interprete dello spettacolo che si è – per così dire – “cucito addosso” affinché le sconvolgenti verità di cui si fa portavoce acquistino (ancorché ampiamente ed autorevolmente documentate) un’ulteriore credibilità anche in versione scenica. L’attore/autore si è avvalso della collaborazione dello storico Ercole Ongaro, già felicemente autore di altre due produzioni teatrali di Itineraria (l’una sulla Costituzione, l’altra sui diritti dei bambini) che tuttora si replicano, ma anche di Emiliano Viscardi per la regia, di Maria Chiara Di Marco per l’apparato scenico, di Dario Barezzi per i contributi filmati. E non a caso: la varietà dei linguaggi e degli strumenti non è tanto una moda in voga nel teatro attuale quanto, piuttosto, una scelta di necessità. Affrontando infatti temi di urgente attualità quale, tra gli altri, è quello dell’acqua e mettendosi (come amava dire Don Milani) “dalla parte dell’ultimo”, imprescindibile è l’esigenza di volgere a buon fine quegli stessi accattivanti mezzi di comunicazione che quotidianamente aggrediscono la società contemporanea ed in particolare le giovani generazioni. Itineraria – nella convinzione di poter contribuire alla consapevolizzazione degli spettatori sui problemi determinanti per il futuro dell’umanità – è particolarmente orgogliosa del fatto che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi abbia concesso allo spettacolo “H2Oro” una targa d’argento (come, a suo tempo, allo spettacolo sulla Costituzione e a quello sui diritti dell’infanzia). “Che fare?“: è l’interrogativo che tormenta spesso gli spettatori degli spettacoli di Itineraria sui temi dell’ odierna mondialità, ma anche sui nodi più aggrovigliati di un recente passato per non dimenticare: la Shoah, la Resistenza, l’esodo del popolo palestinese. Sentirsi interrogati è prendere coscienza della realtà dei molti “senza voce” cui può dar voce la gente di teatro. È scoprire – con il bimbo della famosa fiaba di Andersen – che l’imperatore è nudo. È capire che la piccola fionda di Davide può, alla lunga, abbattere i molti Golia del potere che opprime.

Roberto Carusi (presidente di Itineraria)

 

 


SCALETTA dello spettacolo:

“H2ORO – L’acqua, un diritto dell’umanità”

Filmato di apertura

– monologo sulla scarsità dell’acqua

– monologo sull’acqua come diritto e non come bene economico

– monologo su mercificazione dell’acqua e Manifesto Contratto Mondiale

– introduzione alla Rivolta di Cochabamba

– filmato: “Cochabamba: Suor Antonietta Potente”

– monologo su Coca Cola nel mondo e caso inglese

– lettura: La Coca Cola è fuorilegge?

– filmato: “progetto fondamentalista della Coca-Cola”

– monologo su Le guerre per l’acqua e L’acqua in Palestina/Israele

– monologo su Le guerre per i fiumi

– monologo su Le dighe nel mondo

– conclusione prima parte citazione don Milani e Gandhi

– poesia di Nando Dalla Chiesa musicata da Augusto Ripari

– monologo su L’Italia e l’acqua minerale

– monologo su Parametri: acqua potabile/acqua minerale

– monologo su Le multinazionali dell’acqua minerale e le concessioni

– monologo su “Mineracqua” e il ricatto pubblicitario

– filmato: “Trasparenza: le analisi invisibili”

– filmato: “Vox populi”

– monologo su L’informazione indipendente e il consumo critico

– monologo sul miracolo di Agrigento, Sanpellegrino/Nestlè

– monologo su Gli sprechi strutturali

– monologo su Gli scempi con caso Mugello/TAV

– monologo su Il caso Milano

– monologo su La Privatizzazione dell’acqua in Italia: art. 15 D.L. 135/2009

– monologo su Il caso Lombardia: L.R. 18/2006

– monologo su Cosa fare noi-qui-ora

– filmato: “Jacopo Fo: risparmiare l’acqua nel quotidiano”

– monologo su La Toscana e la ripubblicizzazione dell’acqua

– monologo su Napoli e Padre Alex Zanotelli

– conclusione spettacolo, citazione Gesualdi/Sara Ongaro

– montaggio poetico/finale

[Durata totale 90 minuti circa]

 

 

 

 


INTERVISTA A ERCOLE ONGARO (co-autore del testo)

Perché avete scritto questo testo?

Come cittadino mi sono sentito interpellato dai processi in atto di mercificazione e privatizzazione dell’acqua e ho pensato che anche con la forma teatrale potevo contribuire a far prendere coscienza della pericolosità di quanto sta avvenendo in questo settore. Il primo segnale per il risveglio della mia coscienza civica mi è venuto dalla rivolta dell’acqua dei poveri di Cochabamba: quell’episodio non soltanto mi ha confermato che noi Paesi ricchi del Nord del mondo siamo causa dei disastri del Sud, del loro impoverimento nel caso specifico della privatizzazione della loro acqua, ma anche mi ha fatto intuire dove noi stiamo andando: verso un futuro che consegna beni comuni fondamentali al dominio di ristretti gruppi finanziari, permettendo loro di farli diventare una potente macchina di profitti.

Su cosa vi siete basati per costruire il testo?

Mi sono documentato, allo stesso modo nel quale mi documento per il mio lavoro di ricerca storica: ho letto molta bibliografia sull’argomento, ho studiato i documenti che il variegato movimento di resistenza alla mercificazione dell’acqua ha prodotto in diverse situazioni locali e poi ho costruito un percorso narrativo semplice ma efficace. Quanto accade a livello locale, la microstoria, è solitamente l’elemento determinante che aiuta a capire i processi generali, mondiali, e che porta al coinvolgimento personale. Il confronto con Fabrizio De Giovanni ha poi arricchito la mia ricerca e dato un ritmo al testo in vista della sua realizzazione scenica.

Ma un movimento dal basso, locale, può incidere su processi che hanno il loro contesto nella globalizzazione mondiale?

 

Penso proprio di sì. Può sembrare impossibile, ma proprio nel caso dell’acqua si è visto realizzato l’obiettivo per il quale il movimento di base ha lottato: dove il movimento ha saputo mantenere la mobilitazione, ci sono state inversioni di rotta impensabili fino a qualche tempo prima, si sono interrotti processi di privatizzazione già molto avanzati, si sono stracciati impegni già presi. Io stesso, che faccio parte della Rete di Lilliput di Lodi ho potuto constatarlo per quanto riguarda Lodi e il Lodigiano, dove si è passati da un orientamento privatizzatore a uno che garantisce l’acqua come bene comune. Resistere a ogni tentativo di espropriazione dei beni comuni significa salvare le basi su cui si fonda una società democratica. Mi auguro che anche attraverso questo spettacolo cresca la presa di coscienza tra i cittadini e li spinga a interessarsi alla difesa dei beni comuni in generale e dell’acqua in particolare.

Quale lezione possiamo trarre dai risultati finora raggiunti?

La certezza che la storia non è finita, che non dobbiamo farci convincere che non ci resta che la sconfitta. Sarebbe la più grande, e definitiva, vittoria delle multinazionali e del potere finanziario. Se è stato possibile invertire il vento della privatizzazione dell’acqua, vuol dire che è possibile proporsi cambiamenti di più vasta portata. E comunque è fondamentale tenere insieme i due livelli: il cambiamento delle strutture e il cambiamento del proprio comportamento, delle proprie scelte personali. Non scindere, ma coniugare i due livelli, tenendo fermo lo sguardo e la direzione del cammino verso l’utopia di una società che progetta il proprio futuro non all’insegna del denaro ma della dignità di tutti gli uomini.


H2Oro, il teatro-documento che mancava

di Barbara D’Amico 15/10/2007

 

“Uno spettacolo teatrale per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del ‘Bel Paese’, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti”, recita l’introduzione sulla locandina di questo spettacolo quasi del tutto sconosciuto, fino a ieri. E non servirebbero altre descrizioni se non fosse che H2Oro, più che un semplice spettacolo, è una vera e propria impresa. L’acqua come bene comune, come diritto inalienabile dell’uomo, la sua fragilità e la gravissima crisi che rischia di portarci ad un’ulteriore serie di conflitti per il predominio di questa risorsa principe: non è facile tradurre un messaggio così complesso in esperienza da palcoscenico, eppure la Compagnia Itineraria di Roberto Carusi ci riesce inaugurando un nuovo genere teatrale, quello del Teatro- Documento appunto, a metà strada tra la commedia e l’inchiesta – diversa dalla satira – in cui “l’acqua” è solo l’ultima arrivata dopo esperimenti scenici sui diritti dell’infanzia, sulla Shoàh e sulla Costituzione.

Il progetto nasce in modo travagliato. E’ Fabrizio De Giovanni – scuola di Dario Fo e Franca Rame nonché protagonista di H2Oro – ad abbozzare l’idea dello spettacolo. “Ogni qualvolta ci siamo scontrati con i diritti umani questi, in qualche modo, erano e sono connessi all’acqua”, ha dichiarato in una recente intervista. E sono proprio le connessioni tra diritti umani e crisi idrica che lo spingono a documentarsi verso la fine degli anni Novanta facendogli scoprire un mondo parallelo, fatto di quelle che definisce assurdità e negazioni di un bene fondamentale. “E’ pazzesco! Lo sapevate che i parametri di qualità per l’acqua potabile sono più restrittivi di quelli previsti per l’acqua in bottiglia? O che con 1 euro le multinazionali acquistano 100 mila litri d’acqua potabile che poi rivendono in bottiglia a un prezzo enorme?”, denuncia anche fuori dal teatro. Il materiale è mastodontico, il tema scomodo, ma dopo anni di tentativi la Compagnia, con la decisiva collaborazione della scenografa Maria Chiara di Marco, riesce a dargli forma.

De Giovanni porta, così, in scena un monologo di quasi due ore intervallato sapientemente dai filmati di Dario Barezzi e dalle testimonianze scritte di giornalisti, studiosi e premi Nobel sulla carenza dell’acqua e sulla speculazione dell’imbottigliamento delle risorse idriche. E’ questo, infatti, uno dei temi centrali della pièce che punta il dito contro la privatizzazione delle acque potabili da parte delle multinazionali e contro l’Italia, prima consumatrice al mondo – anche prima degli Stati Uniti – di acqua in bottiglia. Esilaranti le interviste alle persone comuni che dichiarano di bere “acqua normale” – cioè in bottiglia – anziché “strana” come quella del rubinetto. Come ilare è il tentativo del protagonista di capire cosa debba fare per ottenere l’analisi dell’acqua che beve: un’odissea infinita fatta di rimpalli tra uffici comunali, asl e telefoni chiusi in faccia .

Il messaggio è chiaro: bevete acqua del rubinetto. A provarne l’assoluta sicurezza sono dati scientifici e studi che, con un colossale lavoro di ricerca, De Giovanni ha saputo raccogliere e sistematizzare. Da Giuseppe Altamore a Riccardo Petrella – studioso della “petrolizzazione” dell’acqua – le fonti si dimostrano eccellenti e trasformano H2Oro in una vera e propria inchiesta dall’alto contenuto informativo ma dai toni scomodi. Talmente scomodi da renderne invisa la replica nei principali teatri italiani. Fatta eccezione per Milano e Firenze, dopo ben 122 repliche ed una targa d’argento rilasciata da Carlo Azeglio Ciampi, H2Oro non riesce ad approdare a Roma. “Teatri pieni”, pare abbia risposto l’assessorato alla cultura della capitale. In realtà “rischiamo denunce e querele ad ogni spettacolo ormai”, dichiara De Giovanni alla platea alla fine della replica dello scorso 6 ottobre proprio a Firenze, mentre distribuisce etichette auto-prodotte da incollare sulle bottiglie di plastica. Il marchio recita “Acqua S.Rubinetto – L’acqua che non pesa sulla spesa” ed è il modo più efficace, secondo Itineraria, per riuscire a bere acqua potabile dando uno smacco alle multinazionali. H2Oro è allora un piccolo grande terremoto che si inserisce in quella battaglia coraggiosamente condotta già da padre Alex Zanotelli. Perché l’acqua è un bene fondamentale, non una merce.


Articolo tratto da “Peacereporter”

Un palcoscenico sull’acqua

 

Uno spettacolo racconta i problemi legati allo sfruttamento dell’acqua

di Dolores Carnemolla

La scena è nuda: un leggìo da una parte, uno sgabello dall’altra, al centro uno schermo, dapprima spento. Poi si accendono immagini di battaglie prese in prestito dal cinema: conflitti dall’età della pietra ai nostri giorni. Un uomo sale sul palcoscenico rivolgendosi agli spettatori: senza preamboli comincia a parlare dei problemi relativi alla scarsità dell’acqua, di questioni che hanno generato aspre ostilità a causa dell’oro blu. È un attore? Non sembra stia “recitando”: il suo tono, benché impostato, è di una autenticità disarmante. L’argomento che sta esponendo è cosa di tutti i giorni, quello che dovrebbe essere un monologo è in realtà l’inizio di un dialogo tra la sua voce che ci informa sui fatti e le coscienze di chi sta ad ascoltare. Così comincia “H2oro-l’acqua, un diritto dell’umanità”: produzione dell’Associazione Culturale e Teatrale Itineraria, sui palcoscenici alternativi di tutta Italia da marzo ad ottobre. La forma è quella del teatro-documento, lo scopo è quello di rendere consapevole la società civile del fatto che l’acqua è un bene comune e averne accesso è un diritto fondamentale. Fabrizio De Giovanni è, con Lorella De Luca, autore-attore di questo spettacolo scritto con la collaborazione di Ercole Onagro. La rappresentazione si avvale di linguaggi e contributi diversi (letture di documenti, video) ben amalgamati dalla regia di Emiliano Viscardi e dall’apparato scenico di Maria Chiara Di Marco. Come si apprende dal libro di Vandana Shiva, “Le guerre dell’acqua” (Fabrizio De Giovanni ne legge qualche passo significativo) l’acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti e le guerre dell’acqua non sono un evento del futuro: sono già in atto veri e propri conflitti in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti politici sono celati: chi controlla il potere maschera le guerre dell’acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi. Ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità di acqua o alla sua cattiva qualità o igiene. La Comunità Internazionale continua a rifiutare il concetto che l’acqua è un diritto di tutti, preferendo trattarla come un bene economico, soggetto alle leggi del mercato e accessibile solo a chi può permetterselo. Il programma per lo sviluppo delle nazioni Unite ha dimostrato che l’obiettivo di rendere accessibile l’acqua all’intera umanità è economicamente realizzabile. Non sono le tecnologie né le risorse che mancano, dipende dalla volontà di chi compie scelte politiche ed economiche: negando ai poveri l’accesso all’acqua, privatizzandone la distribuzione e inquinando pozzi e fiumi. La pretesa di vendere l’acqua è pari a quella di vendere l’aria: rivendicare il diritto alla disponibilità di acqua potabile significa difendere il diritto di vivere per tutti gli esseri viventi. In 70 minuti di spettacolo si apprendono tante scomode verità, ma anche indicazioni utili a capire il problema e quindi ad assumere gli atteggiamenti giusti, anche nelle abitudini quotidiane: rifiutare, ad esempio, il ricatto delle pubblicità che inducono all’acquisto dell’acqua in bottiglia o evitare gli sprechi giorno dopo giorno. L’invito di H2oro è quello di collaborare insieme per creare “democrazie dell’acqua”. Come scrive Vandana Shiva, “se costruiamo la democrazia, costruiamo la pace”.